Critica

 

Nei quadri astratti di Daniela Foschi è evidente la necessità di organizzare lo spazio con un ampio ventaglio di tessiture e di cromie. Non vi è traccia di fondi, campiture piatte, aree destinate al vuoto, in questa pittura dai ritmi serrati, che studia le tensioni lineari con echi futuristi o propone rapporti modulari, ma come sottoposti a forze in grado di deformare la superficie negandone la bidimensionalità. Nell’opera “Sfumature di Primavera”, il moto vorticoso trascina scaglie colorate con una trasparente allusione alla metamorfosi vegetativa. Talvolta l’esito è tangente all’informale; lascia una traccia ben marcata del gesto pittorico, ma senza mai rinunciare all’idea di una configurazione, magari non premeditata, ma comunque percepibile a uno sguardo attento.
Stefano Iatosti

Daniela Foschi ha fatto poesia su un residuo, ne ha reimpostato le stabilità fisiche e visive, ne ha scoperto la temeraria condizione di oggetto d’arte. Annullando così la primitiva oggettualità, a quel medesimo essere oggetto-funzione-scopo ha ridato ala di fantasia, dimensione visionaria e salvifica. Fuori dalla discarica, tolto alla negazione, decontestualizzato e “ri-finito”, l’oggetto è un atto di morbida rivoluzione, ribellione alla distruzione.
Francesco Giulio Faraghi

DANIELA FOSCHI: CORAGGIO E FUTURO
La paura delle dipendenze può produrre danni, con l’allontanamento del modello dal nostro modo di capire e quindi vedere la realtà. Daniela Foschi non è vittima di questa atrofia della propria verità, e si espande nel modello, godendolo. Al punto di cottura poetica da farlo diventare non solo possesso da intellettuale a intellettuale, come molta pittura fuori dalle forme della realtà, ma da gran pubblico. Questo coraggio di dipingere all’aria trasparente i suoi modelli trasparenti portano l’artista a rappresentare la figura umana come figura umana, il paesaggio come paesaggio, il verde come verde, la bocca come bocca. Non realismo accanito. Tutt’altro: realismo fecondato, quindi alterato, da una capacità di freschezza che alla resa è propria sigla del quadro. Lo stesso coraggio delle ascendenze, di mostrarle con la voluttà di un amore non tradito anche quando è superato, tornano a vantaggio del pittore. Sarebbe errore ricorrere ad una filosofia dell’ambiente per capire Daniela Foschi. Semmai c’è nella sua opera una operazione diversa, da registrare e da verificare con la conoscenza più estesa del suo lavoro: è quella di inserire la figura umana nel suo paesaggio, verde di foglie o d’acqua o luce di finestra urbana che sia, rendendo la figura stessa opera di natura, e quindi essa stessa innalzata all’altezza di giovinezza del paesaggio. Con la problematica però della figura umana. Da queste posizioni di coraggio nella tradizione, culturalmente moderna, si ricava il futuro di quest’artista.
Giuseppe Selvaggi

Le opere di Daniela Foschi, pitture che seguendo un’autentica cronologia ci conducono lungo un percorso tecnico, che allo stesso tempo rivela mutamenti d’animo, riflessioni e battaglie personali, espresse attraverso un lavoro di scoperta formale, riconducibile ad un processo di ricerca del segno.
Da “Il grande albero” a “Il sole”, il segno si fa superamento del disegno, per dare corpo al gesto scaturito da una tensione fisica, ora liberata e divenuta fonte di un linguaggio sempre più autonomo, vicino al segno “informale”. Le recenti tele di Daniela Foschi trasmettono la forza del colore assoluto, magnetico; la sua pittura si fa energia per mezzo di un gesto tradotto sulla tela in un segno carico del flusso dell’esistenza, quindi con tutti gli imprevisti, gli scarti di una situazione aperta.
Giuliano Pastori

Insegue il desiderio di proiettare oltre i limiti della percezione il senso di unità e, nel suo compiersi, l’insostenibile concezione di frammentazione.E’ proprio dalle trame d’una progettualità manifesta, che la Foschi traccia un’architettura ideale nella quale interseca sacre figure arcaiche, progenitrici di una mistica a metà strada tra ciò che è ora e ciò che è stato. Un arcaismo dalle tinte bizantineggianti che descrive sotto forma di profezia benefica, il senso ultimo della nostra leggendaria esistenza.  La fusione degli archetipi gioca il suo ruolo, riportandoci all’origine.  Un’unione fuori ruolo dal tempo, dunque,che genererà nei figli dei nostri figli un senso mistico di appartenenza.

Andrea Domenico Tallarico

Nelle opere pittoriche di Daniela Foschi l’incontro tra il pennello e la tela è un momento magico da provocargli sentimenti intensi di amore per i colori puri, ottenuti da ottimi pigmenti che armoniosamente evidenziati da fluide stesure, fanno trasparire, in maniera evidente, tutta la sicurezza nel voler combinare luci e figure, il tutto in un quadro bello e stupefacente della vita.
Ercole Bolognesi

ho fatto un viaggio tra le danze caotiche e ordinate di una città senza nome, poteva essere Parigi,come N .Y.,ci si perde tra i volti ,la velocità di movenze che quotidianamente ci portano lontano , ho visto fermare quell’attimo nello scatto delle tue tele..quell’esplosione di forme in fuga veloci nel colore delle tue tele …… emozionante.

Marilena Fineanno ( gallerista)

Tra gli altri hanno scritto di lei: Alessandro Trotti, Libero Bigiaretti, Attilio Freschi, Fanor Hernandez, Michele Sangiorgi

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